ECOGRAFIA


Metodo di diagnostica per immagini dei tessuti molli, basato sulla riflessione delle onde sonore emesse da un trasduttore nei tessuti del paziente. Il risultato di un esame ecografico è un’ immagine bidimensionale che ricostruisce una sezione degli organi.  Le onde sonore sono onde meccaniche longitudinali ( onde di compressione ed espansione del mezzo di propagazione). Il campo di udibilità dell’orecchio umano è compreso approssimativamente tra 20 Hz e 20000 Hz; si definiscono ultrasuoni le onde di frequenza superiore a 20 kHz. In ecografia, si utilizzano ultrasuoni compresi tra 2 MHz e 15 MHz.  Le frequenze più elevate in quest’ intervallo, pur beneficiando di maggior potere risolutivo in quanto di minor lunghezza d’onda, soffrono di una minore capacità di penetrazione nel corpo del paziente.  Le onde sono generate da un cristallo piezo-ceramico inserito in una sonda (trasduttore). Tra la sonda e la pelle del paziente è spalmato un gel che evita l’interposizione di aria e impedisce quindi che gli ultrasuoni subiscano una significativa attenuazione ancor prima di penetrare nel paziente.  Oltre ad emettere gli impulsi ultrasonici, la sonda ha la funzione di raccogliere il segnale di ritorno (l’eco) e di trasmetterlo a un computer per l’elaborazione e la visualizzazione dell’immagine ricostruita. Tramite sistemi ecografici è possibile sia ottenere informazioni anatomiche sugli organi interni del corpo, sia misurare il flusso sanguigno nei vasi del paziente (sfruttando l’effetto Doppler). (Immagine 1)

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